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Carne alla diossina, dalle crisi si impari (09/12/08)
Che almeno ci faccia raddrizzare il tiro, questa crisi della diossina. che
proviene da un paese dove i sistemi veterinari europei hanno installato (ironia
della sorte) il quartiere generale delle ispezioni in Europa e nel mondo!
E' il commento dell'ANMVI all'ennesimo allarme alimentare.
Ancora una volta si registra una grave contaminazione della filiera, dei
primi anelli, il mangimificio, punto debole della catena di produzione.
Il 19 ottobre, durante il congresso nazionale ANMVI il Sottosegretario
Francesca Martini chiese alla veterinaria di affiancarla e di ricevere i
suggerimenti della "base". Ebbene, i veterinari dell'ANMVI suggeriscono che è
giunto il momento di "imporre" alle Regioni l'attivazione del dipartimento per
la Sicurezza Alimentare nei loro organigramma ed in quelli delle ASL, sul
modello di quello ministeriale, integrato della componente professionale.
La crisi della carne irlandese suggerisce che non bastano i Servizi pubblici
creati sulla base della componente strutturale della Medicina Pubblica: servono
anche strutture orizzontali che assorbano la componente funzionale della
professione. Non basta più il modello basato sulla medicina classica della
salute del bestiame o sulla vigilanza degli stabilimenti alimentari; serve un
modello che specializzi il medico veterinario pubblico secondo una funzione di
"controllo globale della filiera", uguale a quello del Ministero centrale: la
sanità animale, la gestione del rischio e la valutazione e la comunicazione del
rischio alimentare, affiancati da un apparato di controllo analitico come la
rete degli Zooprofilattici e dell'Istituto Superiore di Sanità possono dare più
efficacia ai controlli e tranquillizzare il consumatore.
E allora il Ministero si dia da fare affinché le Regioni e le ASL promuovano
lo stesso modello centrale anche in periferia. Insomma, per l 'ANMVI è venuto il
momento in cui il controllo deve partire dal campo, con una vigilanza sulla
produzione vegetale e mangimistica, includa i veterinari delle aziende e degli
allevamenti e chiuda il cerchio con i medici veterinari pubblici che valutano i
rischi aziendali e li gestiscano durante le crisi.
(fonte: @nmvi Oggi)

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