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SSN per i cani: pubblico o privato? (13/03/09)
L'intenzione è buona. Riordinare in una legge quadro tutto quanto è stato
legiferato in materia di animali da compagnia negli ultimi venti anni e più. "A
cominciare dalla Convenzione di Strasburgo per la protezione degli animali da
compagnia (1987) che l'Italia non ha ratificato ancora, all'anagrafe canina,
alla pet therapy, all'istituzione di consultori comportamentali, ai corsi nelle
scuole per educare al rispetto degli animali, fino alla creazione del 118
veterinario e, infine, ai combattimenti e al traffico clandestino, alla piaga
del randagismo e dell'abbandono", dice la senatrice Silvana Amati (PD) al
recente Convegno "Nuove norme per la tutela degli animali da affezione".(
audiovideo del convegno, prima parte) (audiovideo del convegno,
seconda parte).
In questo contesto s'inserisce la proposta di legge bipartisan: Misure per
l'istituzione del Servizio sanitario convenzionato e norme a favore di cani e
gatti. "L'intenzione è migliorare la qualità di vita degli animali da
affezione, entrati ormai nella quotidianità di milioni di persone, e offrire un
sostegno ai proprietari meno abbienti", spiega Silvana Amati. All'articolo 2
comma 3 il Ddl 2008 Amati-Bianconi stabilisce che all'erogazione della
prestazione veterinaria convenzionata, quindi gratuita, provvedono le Aziende
sanitarie locali (Asl) competenti per territorio che, in base alle loro
strutture, ai mezzi e al personale, sono in grado di erogare il servizio. E nel
caso in cui il ministero della Salute verifichi l'inadeguatezza delle Asl la
Regione ricorrerà a convenzioni con veterinari pubblici e privati.
Testo sbilanciato Le principali Associazioni di categoria
concordano sulla legge quadro e sul principio ispiratore del Ddl Amati-Bianconi.
Disaccordo pieno invece sulle modalità della convenzione. L'Associazione
nazionale dei medici veterinari (Anmvi) parla di "sbilanciamento del testo a
favore dei Servizi veterinari delle Asl", e sempre l'Anmvi non riconosce il
diritto di libera professione intramuraria dei dirigenti veterinari sugli
animali di proprietà (è in corso una causa al Tribunale di Milano contro
l'intramoenia selvaggia in Lombardia). "Il Ddl di fatto snatura quella che è la
missione dei Servizi veterinari delle Asl, ovvero il controllo della salute
pubblica, tanto che questi veterinari si occupano per definizione e per
contratto della "filiera alimentare" e delle zoonosi (vedi mucca pazza, aviaria,
brucellosi, etc...)", a parlare è Daniela Boltrini, medico veterinario a
Viterbo e rappresentante Anmvi. "Oltre alla mancanza di competenze c'è il
problema organizzativo, infatti le strutture dei Servizi veterinari non sono
attrezzate per accogliere animali da compagnia". In linea anche i rappresentanti
veterinari dell'Istituto superiore di sanità. Insomma una medicina
veterinaria di base convenzionata che assicuri l'assistenza minima, i cosiddetti
LeaVet, agli animali dei proprietari con pensioni minime o reddito sotto i 15
mila euro, è necessaria, ribadiscono le diverse voci della veterinaria, ma la
vorrebbero realizzata attraverso una rete di strutture private autorizzate.
Fasce di reddito Le Asl avrebbero una funzione di controllo e
regolatrice delle prestazioni, le strutture private convenzionate sarebbero le
erogatrici. I fondi? Ci sarebbero, tanto per cominciare quelli che la
finanziaria elargisce in base alla legge 281/91, alle casse delle Regioni e che
i Comuni spesso lasciano inutilizzati.
(
Repubblica Salute, 12 marzo 2009).
(fonte: @nmvi Oggi)

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