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Randagi pericolosi, abbattimento preventivo (16/03/09)
"Continuiamo a chiederci se tutti i provvedimenti necessari siano stati attivati
per evitare che ancora oggi possano accadere simili tragedie". Il sindaco di
Modica, Antonello Buscema, parla di assenza di leggi "e, se ci sono, sono
superficiali. Cominciamo a preventivare l'abbattimento degli animali, qualora si
ritengano pericolosi. Questa possibilità non esiste in Italia". E aggiunge: "non
erano cani randagi, ma erano affidati dalla Procura di Modica a un privato
cittadino, un animalista convinto che li teneva. Le ultime segnalazioni
risalivano allo scorso agosto, da allora nessun'altra segnalazione. Avevamo
affidato tutto alla Procura, toccava alle forze dell'ordine intervenire, per noi
non era più un problema. I cani inoltre stavano in una recinzione, non erano in
balia di loro stessi».
Il sindaco ha ammesso però di non essere in regola con la legge che impone ai
Comuni di avere un canile. Per questo i 50 cani, dopo l'aggressione a una
turista l'estate scorsa, erano stati affidati al privato. «Siamo indietro anni
luce, stiamo cercando di costruire una struttura, ma abbiamo solo 15mila euro
all'anno in bilancio per le società che chiamiamo per portare i cani in canile.
Il governo dia soldi per obbligare e mettere in condizioni le amministrazioni a
costruirli».
I cani, individuati e catturati dai Carabinieri e dalla Polizia veterinaria,
potrebbero essere abbattuti su decisione della procura. I reati contestati
all'indagato, incensurato, sono omessa custodia, concorso in omicidio colposo,
malgoverno di animali e resistenza a pubblico ufficiale. Lo sciclitano, alla
vista dei Carabinieri non ha esitato ad aizzare i cani contro i militari. La sua
posizione è adesso al vaglio del Gip di Modica. I militari intanto hanno trovato
gli altri 30 dei 50 cani randagi del branco, che sono stati affidati ai servizi
veterinari della locale Asl.
Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, chiederà un
incontro con l'assessore alla Sanità della regione Sicilia in merito alla morte
di Giuseppe. "Da quando mi sono insediata denuncio l'inattività colpevole dei
sindaci del centro sud" ha detto il sottosegretario sottolineando che "il
randagismo è un problema gravissimo di salute e incolumità pubblica e che i
mancati investimenti di risorse destinate alla raccolta, alla 'chippatura' e al
ricovero degli animali vaganti sta diventando un fenomeno altrettanto grave".
"Resto allibita davanti a questi terribili fatti di cronaca - ha aggiunto - la
Sicilia è ampiamente nota per fatti gravissimi non solo di randagismo, ma anche
purtroppo per gravissimi fatti di maltrattamento sugli animali, come le sevizie
di Porto Empedocle questa estate". Martini ha quindi sottolineato le
responsabilità dei sindaci anche relativamente alla sterilizzazione.
Intervistata dal Corriere della Sera Diana Levi, direttore del
Servizio di Sanità Animale della ASL di Milano, dichiara: "i cani difendono il
proprio territorio anche se randagi e il branco è un fattore di rischio
maggiore. Nelle Regioni del Sud c'è un problema di contenimento, i canili sono
pieni. Troppi ospiti, non si può garantire un ricovero. Così sempre più spesso
si sceglie di sterilizzare l'animale per poi lasciarlo in libertà. Una decisione
obbligata anche dalla carenza di adozioni: le richieste sono pochissime. Le
stime non sono molto precise- aggiunge- il nostro Paese è l'unico in cui non
esiste la soppressione nel caso di animali randagi, non voluti".
(fonte: @nmvi Oggi)

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